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I piccoli “grandi” della Champagne

La leggenda attribuisce la nascita del metodo champenoise, nel 1694, alla fortunata scoperta del monaco benedettino Dom Perignon

La leggenda attribuisce la nascita del metodo champenoise, nel 1694, alla fortunata scoperta del monaco benedettino Dom Perignon, ma fu solo dopo 35 anni, grazie a un decreto di Luigi XV che permetteva il trasporto del vino in bottiglia, che la gloriosa strada dello Champagne fu spianata. Era il 1729, anno di fondazione della prima Maison de Champagne :Ruinart.

Pochi tuttavia sanno, che la fama del nettare celestiale non sarebbe stata tale senza l’ intraprendenza di due audaci donne. Barbe-Nicole Ponsardin, meglio nota come Veuve Clicquot, e Jeanne Alexandrine Louise Melin, ovvero Madame Pommery.

La prima, cui si deve la prima cuvèè millesimata (anno di grazia 1810), e a cui si deve l’invenzione visionaria del remuage e del degorgement, e la seconda a cui si deve la rivoluzione della prima versione di Champagne Brut:una scelta avvincente che sdoganò la sua immagine di vino fino ad allora tradizionalmente dolce e semidolce. Lasciamo momentaneamente storia, mito e leggenda per iniziare a collocare geograficamente le vigne della Champagne; l’area si trova circa a 100 km ad est da Parigi, il capoluogo è Châlons-en-Champagne, ma le città più importanti a livello enologico sono Reims ed Epernay.

Gli ettari vitati sono circa 34mila e fanno parte della Denominazione 320 villaggi, di cui 17 divisi in” Grand Cru” e 44 in “Premier Cru”.

Le principali aree geografiche della Champagne sono 4 e vengono suddivise in:

  • Cotes des Blancs, zona storicamente votata alla produzione dello Chardonnay
  • La Montagne de Reims, famosa per il Pinot Noir
  • La Vallèe de la Marne, tipica per la produzione del Pinot Meunier
  • La Cotes des Bar o Aube, considerata per molto tempo “Deuxieme Zone”, ma oggi a pieno titolo tra le grandi zone di produzione del Pinot Noir.

Lo Champagne è un’ Appelation d’ origine controlèe, paragonabile alla nostra Doc, che può essere prodotto utilizzando solo 7 vitigni: Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier, e i minori Arbanne, Pinot Gris, Pinot Blanc, Petit Meslier; può essere prodotto solo con uve della stessa annata, e in questo caso si parla di “millesimato”, o con uve di più annate si tratta di “sans année”. Ma, oltre i tecnicismi, cos’è lo Champagne?

Si tratta sicuramente della bollicina più amata, discussa, affascinante e desiderata al mondo. Ha avuto detrattori, quando fu additato come un vino eretico che stregava le anime e i corpi di chi ne beveva alla sua coppa, è stato osteggiato e venerato al tempo stesso.

Oggi lo Champagne è brand, culto e simbolo dell’ospitalità e del benessere, ed è soprattutto collaborazione e rispetto tra grandi Maison (per citarne alcune Louis Roederer, Bollinger, Taittinger, Dom Perignon,Veuve Clicquot, etcetc…) e i vigneron che da generazioni lavorano per esprimere il terroir grazie a pratiche rispettose dell’ambiente e della tradizione.

Gli champagne dei cosidetti “piccoli” vigneron, ovvero degli RM (rècoltant manipulant), sono un fenomeno relativamente nuovo, iniziato circa 25 anni fa, ma destinato a durare e ad avere grande successo perché, rifiutando la logica della standardizzazione delle grandi Maison, valorizzano il terroir e l’annata con risultati di alto livello qualitativo e ottimo rapporto qualità-prezzo. Sono dunque viticoltori che coltivano le loro uve, le vinificano e le commercializzano con la propria etichetta (tra questi ricordiamo Laherte Freres, Vincent Couche, Vazart Coquart etcetc…).

Solitamente sono aziende a conduzione familiare in cui il lavoro, in vigna e in cantina, è svolto nella maniera più artigianale possibile, sia attraverso l’applicazione dei principi della biodinamica, sia attraverso le fermentazioni con lieviti indigeni.

È il caso, per citare un esempio, della piccola maison di Vincent Couche, certificata Demeter e condotta con passione ed estrema attenzione per la salvaguardia del terroir e per l’integrità delle vigne. Gli acini vengono analizzati personalmente per gusto e per tatto, per capire quale sarà il momento proficuo per la raccolta, poiché non aggiungendo zuccheri, le sue uve hanno bisogno di un livello di maturazione superiore. I suoi vini vengono fermentati in botte con lieviti indigeni e senza alcuna aggiunta.

Gli champagnes dei fratelli Laherte, anche loro piccoli coltivatori, sono vini eleganti, puliti e dal sapore nitido e genuino, frutto di processi di coltivazione e produzione basati su sistemi sostenibili. Sono vini armoniosi, artigianali e dalla forte personalità.

La storia dello Champagne Charpentier inizia intorno agli anni ’20 del secolo scorso con l’unione di due famiglie di vignerons, gli Charpentier e i Claisse nella Vallée de la Marne, zona particolarmente vocata alla produzione del Pinot Meunier. Nei vigneti vengono seguiti i parametri dell’agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo, con basse rese per ettaro in modo da ottenere uve ricche di aromi e di struttura.

Delphine Vesselle mantiene la conduzione familiare dell’azienda ereditata dal padre Jean producendo vini unici in cui eleganza e forza sono perfettamente in equilibrio. In vigna è messo a dimora soprattutto il Pinot Noir, e solo in piccola parte lo Chardonnay, e la viticoltura è equa e sostenibile anche grazio all’ impianto di fotovoltaici. Parole chiavi: potenza e finezza.

La maison Alain Mercier è una piccola realtà récoltant-manipulant situata nel comune di Passy-sur-Marne. Si tratta di una realtà a conduzione familiare che fotografa in maniera impeccabile la tradizione legata alla produzione di Champagne nelle Vallée de la Marne, rispettando le antiche tecniche tradizionali. Pinot Noir, Meunier e Chardonnay tra i filari. Vini freschi, equilibrati e confortevoli.

E se ancora vi state chiedendo se è il caso o no di stappare una bottiglia, la risposta la trovate nel film “La ragazza del secolo”: “- Non c’è niente di meglio dello Champagne. – Sì che c’è. -Cosa? – Dell’ altro Champagne”.

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